Il comitato, nato per promuovere informazione e consapevolezza in vista delle prossime elezioni, ha avviato in città un percorso di sensibilizzazione rivolto non solo agli addetti ai lavori, ma soprattutto ai cittadini.
COSENZA – Questa mattina, presso la Sala degli Stemmi del Palazzo della Provincia di Cosenza, è stato presentato ufficialmente il comitato “SìSepara”, nato per promuovere informazione e consapevolezza in vista del prossimo referendum sulla riforma della giustizia e, in particolare, sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
L’incontro di oggi a Cosenza ha rappresentato il primo appuntamento di un percorso di sensibilizzazione rivolto non solo agli addetti ai lavori, ma soprattutto ai cittadini, chiamati a esprimere un voto informato e libero da semplificazioni ideologiche.
Il comitato è presieduto a livello nazionale dall’avvocato Giandomenico Caiazza, già presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, ed è nato su impulso della Fondazione Luigi Einaudi. La referente del comitato e fondatrice è l’avvocata Chiara Penna. Con lei fanno parte del gruppo promotore anche l’avvocata Sabrina Mannarino e Pietro Perugini, già presidente della Camera penale di Cosenza. I promotori hanno voluto creare un momento di confronto aperto, pensato per spiegare in modo semplice le ragioni che, a loro avviso, rendono necessaria la riforma.
Spieghiamo la riforma: cosa cambia in concreto
Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine della magistratura, partecipano allo stesso Consiglio superiore della magistratura e possono, nel corso della carriera, passare da un ruolo all’altro. Questo significa che chi oggi accusa può, in futuro, diventare giudice, e viceversa.
La riforma propone, invece, una distinzione netta fin dall’inizio: chi vince il concorso in magistratura sceglie subito se diventare giudice o pubblico ministero, senza possibilità di cambiare ruolo. A questa scelta corrisponderebbero anche due Consigli superiori della magistratura separati, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
Secondo i promotori, questa separazione renderebbe il sistema più chiaro e comprensibile per i cittadini. Il giudice avrebbe un ruolo esclusivamente terzo e imparziale, il pubblico ministero quello dell’accusa, mentre l’avvocato resterebbe il difensore dei diritti dell’imputato.
La riforma non tocca l’indipendenza della magistratura e non mette il pubblico ministero sotto il controllo della politica. Cambia solo l’organizzazione interna, con l’obiettivo di rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia e rendere più evidente il principio del giusto processo. Quando i cittadini saranno chiamati a votare al referendum, scegliere il Sì significherà approvare questa nuova organizzazione della magistratura.
Verso il Referendum sulla Giustizia
Ma cosa succederebbe, dunque, in concreto, se dovesse vincere il Sì al referendum? I magistrati non potranno più passare dal ruolo di giudice a quello di pubblico ministero e viceversa, verranno istituiti due Consigli superiori della magistratura distinti, con percorsi di valutazione e carriera separati.
Il ruolo del giudice apparirà più chiaramente come terzo e imparziale rispetto alle parti del processo, il cittadino potrà avere maggiore fiducia in un sistema in cui accusa, difesa e giudice sono nettamente separati.
Secondo i promotori del comitato, il risultato sarebbe un processo più equilibrato e trasparente, nel quale ogni soggetto svolge una funzione ben definita, a tutela dei diritti e delle garanzie di chi si trova davanti alla giustizia.